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Ginkgo Yoga

Associazione di Promozione Sociale



Come nasce Ginkgo Yoga

Arte e Yoga per vivere meglio


Dalla passione per lo yoga e per le arti di due giovani donne, Caterina e Chiara, nasce questa associazione di promozione sociale.

L’idea, fin dagli albori, quando ancora l’associazione non sapeva ancora che sarebbe diventata associazione, è sempre stata quella di mettere in circolo tutto quello che ci piaceva fare per stare bene, per poterlo poi proporre e condividere con altre persone.

Lo yoga come disciplina e stile di vita che dona armonia nel corpo, nella mente e nello spirito nella vita di tutti i giorni.

L’arte come benessere dello spirito, per poter meglio conoscere se stessi e gli altri attraverso quello che ci piace come espressione artistica da fruire o da vivere.

Yoga e arte hanno molto in comune e a noi piace l’idea di pensare queste due grandi sfere della vita umana come due meravigliose possibilità date all’uomo di esplorarsi e di elevarsi. Ecco perché vorremmo che nell’operare della nostra associazione yoga e arte si intersecassero e collaborassero negli eventi e negli incontri proposti per poter offrire momenti di studio sul sé, svago e riflessione per il benessere della persona.

E se, come disse Picasso, “l’arte scuote via dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni”, allora possiamo trovare un parallelismo con lo yoga che è una disciplina che può allontanare le impurità e depurare, mediante esercizi corporei e di respirazione.


Anche Lo Yoga è Arte

Cos’è lo yoga?


Lo yoga è l’arte del saper vivere con consapevolezza e con armonia, nel rispetto della vita in ogni sua forma.

E’ l’arte di conoscersi giorno dopo giorno, avendo la pazienza di esplorare i propri limiti, con i propri tempi.

È l’arte della pazienza e dell’imparare a respirare consapevolmente.

È sviluppare sempre più il dono della presenza mentale.

Arte del movimento. Figure corporee che si muovono sulla tela dello spazio, come attori o ballerini che conoscono a memoria la parola e il gesto e sanno dove devono muoversi sulla scena.

È l’arte dell’apprendere che possiamo imitare ed interiorizzare gli elementi della natura: fluire con l’acqua, essere solidi con la terra, scaldarci ed essere vivaci come il fuoco, leggeri come l’aria, impercettibili come l’etere.


Che cos’è il Viniyoga


“Non è la persona che si deve adattare allo Yoga, ma lo Yoga che deve modellarsi sulla persona” (Krishnamacharya)

Come afferma il grande maestro Krishnamacharya, lo spirito di questo metodo è proprio quello di adattarsi ad ogni praticante.

Attraverso un approccio dolce e accogliente il Viniyoga è adatto a tutti, dai bambini agli anziani, dagli sportivi alle donne in gravidanza, in un gruppo eterogeno si tiene sempre conto delle esigenze di ciascuno.

Nel Viniyoga si incoraggia l’autonomia dell’allievo aiutandolo a portare nel suo quotidiano una pratica personalizzata.

Ogni sequenza è pensata per portare in maniera fluida armonia ed equilibrio in tutto il corpo, le posizioni si susseguono fra loro come se il corpo sapesse dove deve andare e pian piano portando la pratica nella vita di tutti i giorni possiamo divenire sempre più consapevoli del nostro corpo e presenti a noi stessi.

In maniera semplice e chiara gli insegnamenti Viniyoga rispettano la tradizione dello yoga adattandola ai bisogni della nostra società.


La vita di Krishnamacharya


Krishnamacharya nasce il 18 novembre 1888 in un piccolo villaggio dello stato di Mysore nell’India del sud.

Appartiene alla casta dei brahmani, suo padre è il suo primo istruttore, da lui Krishnamacharya viene iniziato fin dalla più tenera età allo studio del sanscrito e dello yoga.

Nel 1900 frequente alcuni istruttori spirituali in un centro di studi a Mysore e qui sviluppa un immenso desiderio di conoscenza che impregnerà tutta la sua vita e guiderà il suo cammino.

La sua formazione si sviluppa fra Mysore e Benares, dal 1904 al 1911 approfondisce lo studio del sanscrito, della grammatica e della logica, riceve un insegnamento completo sulla filosofia del Vedanta e viene iniziato in maniera approfondita al più antico dei sei sistemi ortodossi della filosofia indiana, il Samkhya, Durante tutto il periodo degli studi partica lo yoga con grande fervore e intensità.

Nel 1916 su consiglio di uno dei suoi precettori, Krishnamacharya si reca in Tibet sul monte Kailash per ricevere l’insegnamento di un famoso maestro di Yoga Rama Mohana Bramacharya. Rimane in Tibet per 8 anni vivendo presso il maestro e apprendendo l’essenziale della suo sapere sullo yoga e sulle applicazioni dell’antica medicina tradizionale dell’India.

Tornato a Mysore nel 1925 si sposa, da questo matrimonio avrà sei figli. Per cinque anni Krishnamacharya effettua delle turnée destinate a promuovere lo yoga attraverso conferenze e dimostrazioni.

Nel 1932 inizia l’insegnamento sistematico dello yoga a Mysore presso un luogo messogli a disposizione del Maharajah divenuto suo allievo; è qui che insegna lo yoga ai suoi figli e ad alcuni giovani indiani che diventeranno poi famosi yogi.

Nel 1952 si stabilisce nella città di Madras dove vive con la famiglia e continua a praticare e insegnare fino al momento della morte avvenuta nel 1989 all’età di 101 anni.

Nel corso della sua vita Krishnamacharya modificherà il suo insegnamento dello yoga volto in particolare alla asana e al pranayama. Se infatti tra il 1920 e il 1930 il suo insegnamento si basa su un preciso dominio del corpo e la padronanza di posizioni acrobatiche ed è rivolto soprattutto a gruppi numerosi di giovani, nel corso del tempo la sua partica si evolverà verso un sistema di concatenamento di posizioni ( è questo l’insegnamento che dà per esempio a suo cognato BKS Iyengar). Una volta arrivato a Madras il suo metodo si evolve ulteriormente verso uno yoga che mira ad associare la qualità di “perfezione precisione” a quella di “stabilità conoscenza di sé”. E’ qui che la pratica di posture e contro-posture si esprime in tutta la sua ampiezza, la concentrazione mentale e l’associazione corpo respiro gioca un ruolo fondamentale in questo metodo che non ha più nulla a che vedere con la performance fisica. Questo diverso modo di insegnare caratterizza soprattutto il periodo dal 1960 a 1970 e influenzerà lo sviluppo dello yoga in occidente attraverso l’intermediazione degli insegnanti occidentali che incontreranno TKV Desikachar, uno dei figli di Krishnamacharya. Dalla fine degli anni 60 a causa delle richieste che gli pervengono Krishnamacharya concentrerà sempre di più il suo insegnamento verso le applicazioni terapeutiche e fra gli anni 70 e 80 comincerà a insistere sulla necessità di adattare sempre di più lo yoga alla persona e non il contrario dando grande importanza alla nozione di Viniyoga. Il termine Viniyoga è preso in prestito da Patanjali . Patanjali nel sesto aforisma del terzo capitolo degli yoga sutra sottolinea la necessità che l’esercizio di concentrazione sia adattato in funzione di livelli, questi livelli ( bhumi) rappresentano la persona con tutte le sue caratteristiche: età, sesso, salute, educazione, cultura, sensibilità e aspirazioni. La riflessione di K che insiste sull’importanza di adattare lo yoga alla persona e non il contrario è all’origine di questa denominazione.

In linea con la nozione di Viniyoga, dagli anni ‘80 comincerà a costruire corte sequenze d’asana che rispondano ai tempi limitati e ai bisogni individuali delle persone della nostra attuale società. Infine dal 1985 al 1989 Krishnamacharya introdurrà all’interno della partica sillabe, parole o frasi cantate, associando lo sforzo fisico dell’asana al raccoglimento della preghiera e della recitazione dei mantra.

Krishnamacharya insegnò asana pranayma e molto altro per la maggior parte della sua vita, aveva ricevuto un insegnamento tradizionale completo e prezioso e partendo da questo insegnamento e dalla sua personale esperienza costruì una nuova serie di modi di fare, adatti a ogni persona, rapportati all’età e alle situazioni di vita.

Krishnamacharya è un perfetto esempio di equilibrio fra il rispetto della tradizione e la capacità di rinnovamento.